Inizio col dire: povera splendida
terra! Spero torni presto la pace. Ho visitato questo paese poco
prima dell'inizio della guerra civile, ed è piuttosto strano
pensare che il bazar di Aleppo ora sia scenario di scontri e non di
commerci di saponi e spezie, com'è stato per secoli.
La Siria nel 2011 era, e lo è tuttora, uno
stato non democratico, in quanto tale ragioni di controllo e difesa
del territorio imponevano di non poter usare un navigatore
satellitare. Elemento indispensabile quando si vanno a cercare delle
città, morte appunto, disperse nella campagna più insidiosa, dove
per giunta, forse per ambiguità linguistiche, il sito non lo conosceva nessuno.
La ruralità del territorio, le
relativa economia, naturalmente facevano sì che nessuno parlasse una
parola d'inglese. Per di più non c'era persona che non avesse una
faccia da briccone! Sicché, quando chiedevamo informazioni, sorgeva
spesso un sorriso malizioso e non so, in qualche modo non si arrivava
mai al punto, girando e rigirando per strade senza riferimenti,
cartelli o elementi distintivi particolari.
Finché la salvezza: sul ciglio della
strada, un tipo grosso, barbuto, manco vecchio ma in fondo pareva
onesto, ci conferma che sì, sapeva dove avremmo potuto trovare le
città morte... ma necessitava un passaggio. Ci guardiamo... “eddai,
cos'abbiamo da perdere?” avevamo già messo in conto di non tornare
vivi in hotel. Salito in auto, signori, ancora un po' e morivamo sì
ma di asfissia. Una puzza che manco le smunte pecorelle che ci
pascolavano davanti...
Le indicazioni però riusciva darle,
eccome. Ma non per le città morte, bensì per casa sua, trovata dopo 20' d'auto... 'stardo!
Alla fine, dopo due ore, trovarle è
stato un caso. Visto un rudere, abbiamo pensato fossero loro e chissà
com'è, non ho capito se fosse più il sollievo d'esser giunti al
punto o l'effettiva emozione per l'agognato sito archeologico!
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