10.31.2012

Hotel da incubo - Messico - E' un paradiso! Non facciamolo diventare un inferno...


Come infiocchettare un rospo per farne un principe.

Non è una truffa, non direi. In fondo tutti i giorni noi stessi ci rendiamo “presentabili” con vari trucchetti, chi più chi meno. Per gli alberghi è lo stesso,  dandosi un tono. Dalla reception: ne ho visto di spettacolari... fino ai prodotti per il bagno e gli asciugamani infiocchettati: inutili se poi il cesso è incrostato! Che mi frega del della saponetta profumata se la tendina trasuda fetore???

Veniamo a questa esperienza, Messico. L'hotel gode di una posizione invidiabile, per il resto... il resto non c'è. Il termine decadente diventa un complimento, per quel sapore nostalgico che la parola ingenera. Piuttosto in disuso sarebbe più appropriato, da anni però. Con le pavimentazioni dissestate e i campi sportivi dimessi che non vedevano atleti dai tempi di Olimpia, nell'antica Grecia.
La camera orribile, pavimento logoro e all'ingresso, al di là di tutto, un condizionatore il cui motore rombava senza soste in concerto con quelli affianco. Già tanto che c'era sì, ma meglio un bagno di sudore che nottate insonni con un trattore attaccato alla porta. Per giunta con l'inquietudine che potesse staccarsi e cadermi in testa da un momento all'altro: spaventoso!

Mi si diceva dei tanti “repeaters”, gli affezionati che tornano ogni anno.. uno di questi ci saluta, sui 70 anni, seduto al bar, solo, triste... ammicca un sorriso, rispondo a denti stretti, per cortesia e me ne vado.
In fondo contento, so per certo che i miei clienti, qui, non ci metteranno mai piede! Adios!

10.28.2012

Per un bicchiere d'acqua... in Danimarca!


Non sono tirchio, no. Sinceramente, spendo ma non sperpero, chiaro. Sicché, quando ho sete, e non c'è alternativa, l'acqua la compro, è ovvio. Strano però, laddove l'acqua scarseggia, ovvero nei paesi poveri, zone tropicali, paesi africani, addirittura nel deserto, una bottiglia d'acqua costa sì ma non poi così tanto. Perché è morale e giusto che non costi moltissimo: come diavolo si fa a vivere senza?
Questo è uno dei tanti problemi dei viaggiatori, che non hanno i milioni eppure vogliono girare e vedere il mondo... e sì appunto con questo intento mi sono ritrovato in Danimarca, giugno 2012. Lassù regnano le corone danesi, moneta, lasciatemi dire, alquanto irritante. Si perde da subito la dimensione delle cose e quando si realizza il prezzo in euro il terrore è il primo sintomo di un disagio che perdurerà per tutta la vacanza!
Eh, no, un café 4.5€ no! Per giunta allungato. Dal primo autogrill, ho deciso che avrei mangiato comprando al supermercato. Tre giorni d'inferno, cibo spazzatura e mal di pancia. Tuttavia al rientro, ad Odense, troviamo un ristorante, il cui buffet a soli 20€ a persona sembrava un miraggio, dopo i piatti di pasta a 20€, le pizze a 18€ (pizze...), bistecche da 35€ etc. Entriamo e ci sediamo. Sapevo che la bevanda non era inclusa. Ordino l'acqua. Fuori pioveva a dirotto, i fiumi in piena, le strade laghi al punto che tutta questa abbondanza non ha fatto che incoraggiarmi: “non costerà poi chissà cosa un bicchiere d'acqua!”. Arriva il conto: 30 corone, 4€ e 50 centesimi.

10.24.2012

Walk of fame - Los Angeles

La strada delle star, dove le stelle del cinema lasciano l'impronta, un po' come i cani randagi da noi, quando rifanno i marciapiedi. E' vero, la mattonella a forma di stella è suggestiva tuttavia tutto attorno... tutto attorno il contesto è piuttosto desolante. Cineserie di vario tipo fanno da corollario al mito, spesse volte motivo di una viaggio lunghissimo fino in California. E no, io resterei piuttosto male se dopo 9 fusi orari, 13 ore di volo e una spesa non indifferente, vedessi questa strada qui! 


Per non parlare poi delle colline e della famosa scritta "Hollywood":  a confronto "M A R A C A L A G O N I S" sulla sella del Diavolo sarebbe ben più suggestiva!



Ritengo l'esperienza figlia della cultura americana del saper impacchettare e vendere bene, qualsiasi cosa. Che siano patate fritte o città del tutto insignificanti. D'altra parte, dovremmo imparare ciò che a noi non riesce: valorizzare le meraviglie della Sardegna!


10.18.2012

I corvi di Colaba – Mumbai


Io amo la natura. Non vorrei ci fossero fraintendimenti. Tra un uomo e un animale, per me, non c’è differenza; anche se forse forse, un po’ simpatia in più per gli animali la provo… detto questo, ci sono degli esseri viventi che se capitano, non sono proprio opportuni.. ad esempio le mosche mentre si mangia, le zanzare di notte, i piccioni maleducati etc. etc. Nel caso specifico, parlo proprio dei Corvi, i grossi corvi di Colaba, Mumbai, in India. Si parla di grossi uccellacci piuttosto sinistri. Volteggiavano per aria emettendo versi immondi, mattina e sera. 

Osservando il panorama, oltre la Gate of India, macchie nere lassù facevano stringere un pochino il cuore. Ma perché mai li avrei odiati? Eh, perché si mangiavano la colazione!

Quando abbiamo prenotato questo hotel, un elemento a suo favore, al di là del bagno e della camera… era proprio la terrazza sul golfo di Mumbai! Spettacolare luogo dove cenare, fare colazione: fantastico! Che mi fregava del resto? Niente, se non fosse per questi uccellacci. La foto li riprende così com’erano, pronti all’assalto: arrivava la marmellata, niente di fatto. L’uccellaccio enorme atterrava sul tavolo, apertura alare inquietante e via di beccate possenti sulla ciottolina, che restava pressoché vuota… e certo non avrei preso ciò che restava giacché queste bestiacce volteggiavano, quando non stavano sul mio desco, negli immondezzai della città non molto distanti…
Quale morale?  Nessuna. Di tanto in tanto è bene far vincere loro, non opporre resistenza. Che mai sarà un po’ di marmellata a colazione in un paese in cui tutto il resto non era presso commestibile? 

10.17.2012

… sul come usare un water giapponese.


Non è una questione di bacchette, anticipo. Il Giappone... strano il mangiare, strani loro, sempre educati e in fila, con valigie mignon, ombrellino e passo rapido. Non c'è movimento che il giapponese non abbia già programmato in mattinata, quando a colazione sì gusta pesce, alghe e altre diavolerie, perfettamente simmetriche sul piatto.

La mia esperienza in Giappone, tuttavia, passa attraverso svariati avvenimenti, bizzarri. Il primo dei quali, dopo un volo intercontinentale infinito, giunto in hotel, è stato l'impatto col wc del futuro. Primo sentimento curiosità, secondo diffidenza, ovvio. Lì seduti ci si sente indifesi, esposti direi. Sicché quei pulsanti... non avendo ben presenti usi e costumi giapponesi, era lecito diffidare sulle possibili conseguenze una volta premuti. Osservo meglio, guardo sotto, sopra, di lato e mi prodigo ragionando sul sensore... in fine spinto dall'urgenza, ho scoperto qualcosa di nuovo e se non fossi stato l'unico ad avere incombenze fisiologiche, avrei certamente continuato a lungo con un wc che:

  1. si scalda non appena si alza la tavoletta,
  2. attiva un sottofondo musicale molto zen, fluido e liquido propizio per la situazione,
  3. dispone di getti d'acqua, calda o fredda funzionali all'igiene la cui manopola gestisce l'intensità, in relazione al gradimento...

Insomma, vi invito a provare un'esperienza nuova: non che si debba andare in Giappone per questa mera ragione “fisiologica”, bensì per capire come altri popoli abbiano risolto piccole problematiche della vita quotidiana comuni a tutti. Curioso.